Pubblicato da: elisabiondini | gennaio 7, 2010

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte – M.Haddon

Libro: LO STRANO CASO DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE

autore: Mark Haddon

anno: 2003

editore: Einaudi

 

 (p. 5)

Come si fa a non adorare questo libro!Innanzitutto, sia chiaro che il ritardo nell’inviare questo commento non è dovuto al fatto che il libro non mi sia piaciuto perché, in effetti, l’ho divorato in due giorni e credo sia passato più di un mese dal giorno in cui ho avuto il dispiacere di finire l’ultima pagina. Comunque adesso sono qui e, assieme alle mie scuse, vi mando il mio ‘ricordo’ di questo stupendo viaggio.  

Ricordo un bambino, ricordo la semplicità dei suoi sentimenti e la logica – a volte disarmante – delle sue deduzioni. Ricordo di aver pensato che quella semplicità era così estranea al mondo complicato e – a volte intenzionalmente – ingarbugliato in cui viviamo. Quanti sentimenti e quante cause generano i nostri comportamenti tanto da rendere ciascuno di noi un mondo inesplorabile fino in fondo!

Christopher non riesce a comprendere la complessità dei sentimenti, delle decisioni e dei desideri. Per lui il mondo è bianco o nero (e mai – assolutamente mai – marrone o giallo); ad ogni azione risponde un’intenzione e una conseguenza e non ci sono facili vie per tornare indietro. Proprio quello che noi non vogliamo. Noi cerchiamo i grigi e le sfumature, il colore definitivo ci spaventa, ci sembra una perdita o, peggio, una prigione. Quel che cerchiamo è di spiegare costantemente le nostre motivazioni per provare a trovare una logica ai nostri comportamenti – proprio a quelli che di logico a volte non hanno proprio niente. Quel che vogliamo è la comprensione dell’altro, la sua empatia.

Davanti ad un bambino-adulto come Christopher tutto questo non è possibile, ma è al tempo stesso fondamentale riconoscere che anche lui ‘prova’ sentimenti ed emozioni, anche se non li esprime come siamo soliti fare. E come Christopher anche io vorrei per un attimo avere la chiarezza logica della mia vita: sapere esattamente cosa voglio e come, saper come raggiungere le mie mète e avere ben chiaro il percorso, ma soprattutto vorrei anche io avere la convinzione di poter fare qualsiasi cosa.


Risposte

  1. Naturalmente, visto il mio ritardo, il tempo concesso ai commenti non finirà il 10 gennaio ma il 20. Mi scuso ancora. Purtroppo ho avuto grossi problemi – ancora non risolti del tutto – con la connessione ad Internet.

  2. Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si cura mai di osservare.

    Queste pagine strabordano di tenerezza dalla prima all’ultima, senza cadere nella commiserazione o nella compassione però…
    Il ragazzo vive la sua “normalità” nella normalità degli altri e questo alcune volte pone dei contrasti invalicabili e lui stesso con l’aiuto del padre e di Siobhan deve usare degli accorgimenti particolari per evitare situazioni spiacevoli.
    A un certo punto redige una lista dei suoi Problemi Comportamentali e quello che mi fa ridere è che fra questi ci sia il fatto che dica sempre la verità, pur scomoda che sia…
    Lui è come una macchina, era stato programmato per dirla sempre la verità, ma poi viene fuori che questa verità non può dirla sempre, perché magari è maleducazione; quindi “nella vita non esistono risposte chiare e dirette” e il suo amore per la matematica non lo avrebbe aiutato nella miriade di incognite dell’equazione della vita.
    Non c’è stato libro più facile da leggere, sono i pensieri di una mente riversati su carta con una tale immediatezza che non ti danno neanche tempo di giudicarli stupidi, insensati o evitabili perché li si legge di getto con una piacevole scorrevolezza.
    Mi sono proiettato per un attimo in un mondo in cui tutti dicano la verità e qualsiasi cosa passi loro per la testa… ho interrotto la mia proiezione all’istante, avevo visto orrore e distruzione dappertutto.
    Per farvi capire vi faccio un esempio piccolo piccolo: pensate se adesso, sotto Natale, qualcuno ricevendo un regalo disse “ti ringrazio tanto per il pensiero, ma non so che farmene del regalo, magari lo incarto di nuovo per regalarlo a qualcuno a cui possa servire, grazie comunque…”
    Succederebbe un cataclisma… (forse dovrei scrivere un libro anche io se mi vengono in mente tutte queste cose e non me le tengo per me).
    Tornando al libro,vorrei elogiare la figura del padre, che non vorrei fosse sminuita per la scelta di nascondere al figlio la verità sulla madre, condivisibile o meno (e non siamo noi a poter giudicare).
    Secondo me è il padre l’eroe di questo libro, una fantastica storia d’amore quotidiano…

    P.S. : sul Problema di Monty Hall, secondo me non ha ragione, perché una volta aperta una porta, e quindi con un’incognita in meno (cancellarla dunque dallo schema), le possibilità di vincere un’auto sono 1 su 2, sia che cambi o che non cambi scelta della porta…
    C’è qualcuno che me lo sa spiegare?? Non vorrei scomodare Marilyn vos Savant.
    Anche io ho un incastro per la matematica, che ci vuoi fare…
    Mi piacciono le risposte chiare e dirette.

  3. Allora il problema di Monty Hall io te lo spiegherei così in modo chiaro e diretto – spero.
    Se hai tre porte e ne scegli una hai il 33,3% che dietro di essa ci sia la macchina. Nel momento in cui una porta viene aperta, automaticamente la porta restata chiusa ha il 50% delle possibilità di avere la macchina, mentre la tua scelta, poichè compiuta prima, mantiene il suo 33,3%. Conviene per questo cambiare. Aumentano le possibilità di vincita.
    Spero di aver ragione visto che la spiegazione pare logica…
    …a volte la chiarezza è solo il risultato di una recitazione convincente :)

  4. non mi hai convinto per niente…
    ma ci hai provato, lo apprezzo.
    e sarà dura farmelo capire…

  5. ” I numeri primi sono ciò che rimane una volta eliminati tutti gli schemi: penso che i numeri primi siano come la vita. Sono molto logici ma non si riesce mai a scoprirne le regole, anche se si passa tutto il tempo a pensarci su.” p.17

    Ritorno al club dopo una pausa con questo famoso romanzo che non avevo ancora avuto la possibilità di leggere.
    Nel giudicarlo entra in ballo una mia deformazione professionale (o semi o ex professionale).
    Dopo aver studiato la sindrome autistica trovo affascinante e utile entrare per una volta nella testa di un ragazzino colpito da questa malattina (anche se l’autore, non coincidendo con il narratore, fa delle ipotesi che posso solo cercare di avvicinarsi alla realtà).
    E’ comunque affascinante addentrarsi negli “ingranaggi” della testa di Christopher e-ripeto- utile in quanto permette di provare empatia per il personaggio. Forse per la prima volta comprendo veramene quanto possano essere difficili per gli autistici le singole azioni quotidiane, o quanto a volte il “nostro” mondo, quello che si suppone essere normale, possa mancare di logica e coerenza.
    Al di là dell’aspetto clinico (dovrebbero far studiare il romanzo nei corsi di laurea per insegnanti di sostegno) a livello letterario l’ho trovato spassoso, leggero e commovente allo stesso tempo.
    Mi rimangono impresse due immagini, come cristallizzate.
    La prima è la mamma di Christopher che, dopo esserselo ritrovato a Londra, gli chiede se può tenergli la mano, solo per una volta, solo per lei…
    La secondo è il papà , dispiaciuto, amareggiato e pentito che regala al ragazzo un cucciolo per suggellare il loro “progetto” di una rinnovata relazione.

  6. E’ un libro molto piacevole da leggere. Sono rimasto affascinato soprattutto nello scoprire il mondo che si cela dietro un bambino afflitto da questa sindrome. I comportamenti e i gesti che ci appaiono lontani e inspiegabili, in questi libro è come se li vedessimo nascere, nella mente e nei pensieri di Christopher. Sotto questo punto di vista una grande opera da parte dello scrittore, farci calare in questo mondo diverso e sconosciuto.
    L’immediatezza e la schiettezza di Christopher mettono a volte quasi in imbarazzo, il ragazzino è una mina vagante, ma non puoi non schierarti con lui: in fondo lui analizza i fatti per come sono, e nella maniera per lui più semplice e logica si comporta. A noi poi potranno sembrare più o meno logici ai nostri occhi…ma come esempio di elaborazione pensiero e azione io per primo mi giudico ben più contorto e complesso. Christopher ha dalla sua la fortuna o la sfortuna di non mediare nei compoirtamenti, non fare il mezzo passo o il mezzo gesto.
    Il viaggio verso la casa della madre è un’odissea che lo costringe ad afforntare le sue paure, le più irrazionali; di fronte a tali paure cosi profonde lui ha davanti a se sempre e solo lo scopo ben definito di raggiungere londra, alla via e al numero civico dove abita la mamma. Non lo perde mai di vista, nonostante tutto. Possiamo dire noi che è sempre cosi? Quante volte perdiamo di vista l’obiettivo e cosa vogliamo, a causa di quello che c’è da affrontare in mezzo?

    Ho provato sensazioni contrastanti nella lettura, tenerezza ma allo stesso tempo un duro senso della realtà, attorno alle vicende che coinvolgono il giovane Christphofer.

    (P.S. Scusate ma ho prestato il libro prima di appuntarmi una citazione e perciò non l’ho potuta riportare…)

  7. Prestato a chi???? Chissà….

  8. Mi chiamo Christopher John Francis Boone. Conosco a memoria i nomi di tutte le nazioni del mondo e delle loro capitali, e ogni numero primo fino a 7507.

    Ho divorato questo libro, l’ho letto in neanche due giorni. Oltre alla relativa brevità e alla scorrevolezza della lettura, sono rimasto catturato dalle vicende di Christopher, dalla sua inappuntabile e inamovibile logica, dal suo talento per la matematica, dalla sua fragilità di autistico, dagli altri personaggi che sono, semplicemente, veri. Il padre lo adora e farebbe tutto per lui ma uccide il cane della vicina per uno scatto d’ira. La madre lo ha abbandonato ma ritorna. Il compagno della madre è preoccupato più dal fatto che Christopher arriva a scombinare le carte della sua relazione con la madre piuttosto che dal dramma di questo ragazzo fuggito di casa. E tutto va avanti comunque, come nella vita vera. Ma credo, come avete già detto, che la carta vincente di questo libro sia l’equilibrio della narrazione, un tema commovente trattato in modo da non scadere mai nel patetico, parti divertenti ma mai sarcastiche o offensive. Bello.

    P.S.: La questione delle porte: Il problema matematico narrato nel libro è a tutt’oggi senza una risposta certa. Non c’è prova provata se conviene o meno cambiare la porta. Entrambi le spiegazioni hanno sostenitori e detrattori anche se, effettivamente, la spiegazione data nel libro è comunque quella che va per la maggiore. Questo perlomeno nei miei ricordi universitari, non ho più indagato.

  9. vedo che ho aperto un caso sulla questione delle porte, e mi fa piacere che non sono l’unico scettico, visto che ancora non c’è una risposta…
    per fortuna la matematica non è un’opinione, ahah!!

  10. come dicevo non ho più il libro sottomano e non ricordo bene come era il quesito sulle porte..qualcuno potrebbe riscriverlo? mi state facendo incuriosire

  11. secondo me il problema delle porte è tanto chiaro! Perchè Manu dici il contrario??
    scusa se ho tre porte e una possibilità su tre di beccare la macchina non ho il 33,3% della possibilità?
    poi se ne viene aperta una dopo la scelta so per certo che la macchina o è in quella che ho già scelto o nell’altra. Quindi ora la possibilità sarebbe al 50%.
    Ma, poichè la mia scelta è precedente, la porta che ho scelto rimane comunque una possibilità su tre e non su due… quindi la porta che ho scelto ha il 33% e quella rimasta il 50%…
    NO?!?!?!??!

  12. Elisa, perdonami eh anche io sono sicuro che convenga cambiare, ma se la metti come dici te nel commento qui sopra è sicuro che è sbagliato perché usi dei parametri temporali diversi per le due porte rimaste e capirai che è “giocare sporco”. Ho trovato la forza interiore per usare google et voilà

    http://it.wikipedia.org/wiki/Problema_di_Monty_Hall

    Qui è spiegato in maniera un po’ più organica. Sì conviene cambiare anche se è anti-intuitivo. Nonostante questo esistono, e sono tanti, detrattori di questa teoria perché appunto anti-intuitiva.

    Augh!

    P.S.: Questo dimostra anche che non mi ricordavo bene e ho scritto delle cazzate nel commento precedente: ESISTONO prove provate.

  13. in effetti concordo che il problema sembra falsato dai due livelli temporali in cui si svolge,ovvero prima e dopo che venga aperta una porta.
    però lo schema logico a blocchi su wikipedia è convincente. e per convincermi ho pensato a questo:

    siamo tutti d’accordo che scegliendo la prima ho il 33,3% di possibilità.significa che il 66,7% è rappresentato dall’insieme delle altre due porte. ora se di queste due, viene sempre aperta quella con la capra, il 66,7% rimane tutto sulla porta vincente con la macchina

    per un momento mi ero autoconvinto, appena finito di scrivere mi sembra già un ragionamento astruso!

  14. dopo giorni, settimane, mesi di ragionamenti rimango fermamente convinto che non ci siano interpretazioni.
    al momento della prima scelta ho una possibilità su tre e qui sono tutti d’accordo, almeno qui.
    al momento della seconda scelta ho una possibilità su due, e sono tutti d’accordo anche qui, se ci pensate bene… non ha senso dire che una porta ha più possibilità dell’altra.
    quindi metto la parola fine alla discussione che ho avviato, è un pò imperativo, ma la matematica non può essere un’opinione…
    ci vediamo al prossimo libro!!

  15. Complimenti per la recensione!!! Bellissima! Anche a me il libro è piaciuto tantissimo e stavo guardando in rete le reazioni alla lettura e sono incappata qui :)

    Anch’io leggo sempre, ho un blog personale, di cui qui sopra l’URL, dove scrivo ogni tanto anche delle minirecensioni, per puro piacere mio.
    Avete un bel club, passerò a trovarvi e a leggervi ancora.
    Un grande saluto dalla Baviera.

    Luisa Fumi


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